I Cinque Pregiudizi Cardine sull’Omosessualità Secondo noi genitori e amici di persone omosessuali, i pilastri dei pregiudizi contro le persone con tendenza omosessuale sono cinque: 1. L’omosessualità è innata 2. Una persona con tendenza omosessuale deve per forza essere gay 3. “Una volta gay – sempre gay”, ossia l’orientamento sessuale non è modificabile 4. L’omofobia è l’unica problema 5. L’omosessualità in sé è un peccato
- L’omosessualità è innata
Non esiste la pur minima evidenza scientifica a sostegno di questa ipostesi, nonostante siano state effettuate numerose ricerche durante l’intero arco del 900 con questo oggetto. Anche gli scienziati dell’area gay o pro-gay non sostengono seriamente questa teoria, al massimo si esprimono in modo ambiguo al riguardo. Questa stessa teoria è invece molto presente sui media a diffusione di massa, viene così creduta da persone di tutti i livelli di istruzione.
2. Una persona con tendenza omosessuale deve per forza essere gay
Questa credenza si fonda sulla convinzione implicita, cioè il più delle volte inconsapevole, diffusasi nell’intera società a seguito della cosiddetta liberazione sessuale, secondo cui l’identità della persona è determinata dalla pulsione sessuale. Questa teoria viene veicolata dall’industria della comunicazione ed è funzionale alla cultura consumistica del capitalismo post-industriale, secondo cui i comportamenti di “impulso” devono favorire gli acquisti e i profitti. Sul versante umano, produce effetti negativi sulla capacità delle persone, in particolare dei giovani, di realizzare relazioni affettive sessuate stabili e spinge le persone con tendenza omosessuale spesso a comportamenti autolesionisti. Vale la pena precisare che ciò nonostante, le persone con tendenza omosessuale che non si sentono gay sono anche oggi la maggioranza.
Tranne poche eccezioni, queste persone che non si riconoscono nell’identità gay, non hanno voce nella società e non sono visibili nei media, soprattutto per quattro motivi:
- non sono contenti né orgogliosi della propria condizione, da loro stessi considerata limitativa a livello delle relazioni affettive sessuate
- la società li combatte in quanto non corrispondono all’idea (“no problem”) che la stessa società edonistica di fatto impone alle persone con tendenza omosessuale
- vengono molestati, a volte perseguitati, dagli attivisti del movimento gay
- si sentono incasellati dall’etichetta “una volta gay – sempre gay”
- “Una volta gay – sempre gay”, ossia l’orientamento sessuale non è modificabile
E’ convinzione diffusa in quasi tutta la società che il cambiamento dell’orientamento sessuale è possibile soltanto da etero a gay, mai in direzione opposta, nonostante numerosi casi evidenzino il contrario.
L’apparente paradosso ha la sua origine nel fatto che il cambiamento da gay a etero è faticoso e che non è una merce che si possa comprare, né dallo psicologo né altrove, mentre la vita gay agli occhi della società appare divertente, spassosa, raffinata, piena di piaceri. Dato che la società consumistica considera autentico soltanto quello che è spontaneo, impulsivo e legato ai piaceri, quello che si realizza subito e senza fatica, non c’è da meravigliarsi che il cambio da gay a etero venga tabuizzato e che non si indaghi sulla reale felicità delle persone.
- L’omofobia è l’unica problema
Il pensiero secondo cui i gay siano istituzionalmente discriminati, la loro vita sia strutturalmente condizionata dalla violenza omofoba, viene promosso, oltre da Arcigay, dall’industria della comunicazione e da determinate forze politiche, che sfruttano a proprio vantaggio la naturale predisposizione della maggior parte delle persone a compatire e a difendere i più deboli; negli ambienti liberal delle grandi città, questa opinione, secondo cui l’omofobia sarebbe l’unica causa del malessere dei gay, oggi tende a raccogliere la quasi totalità dei consensi. E allora, se tutti sono amici e difensori dei gay, chi è che resta a fare l’omofobo? Il paradosso si risolve attraverso il fatto che queste persone pensano che il violento sia sempre l’altro, quello non presente, il diverso, quello appartenente a un altro gruppo, immaginario o reale che sia, magari retrogrado o cattolico. Ciò permette agli assertori della teoria dell’omofobia omnipresente e strutturale di esercitare la propria violenza a piacere su chi non la pensa come loro, tra cui in modo più esposto, proprio le persone con tendenza omosessuale che per sé non accettano lo stile di vita gay. E se fosse questa la vera omofobia, nascosta, organizzata e rivolta contro persone reali?
Per evitare ogni malinteso: non intendiamo affatto negare la presenza di atti omofobi “tradizionali” nella società, ma riteniamo assai inverosimile che siano soltanto essi a causare la profonda sofferenza in così tanti omosessuali. Per quanto riguarda le vere cause della sofferenza gay più nel dettaglio, consigliamo consultare il nostro sito all’omonima pagina.
- L’omosessualità in sé è un peccato
Non poche persone di fede cristiana credono che l’omosessualità, cioè la tendenza omosessuale in sé, sia peccato. In realtà la Chiesa, così come tutte le grandi religioni, distingue tra tendenza e sentimenti omosessuali d’un lato e azioni o comportamenti d’altro. Quindi, per la Chiesa una persona eterosessuale a priori non è più “normale” o più “sana” di una persona omosessuale e quindi è tenuta ad accogliere tutte e due indiscriminatamente. Vale la pena precisare che, in base alla sua “esperienza” millenaria, la Chiesa ritiene che la sessualizzazione dei rapporti di amicizia tra due persone dello stesso sesso non apporti felicità agli interessati. Questa posizione peraltro combacia in grande misura con quanto “laicamente” ed empiricamente riscontrabile nella realtà dell’ambiente gay.
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