Media e omosessualità – Inganno epocale
Impera in Italia e in Occidente un format mediatico di nome “normalizzazione del Modello di vita gay” replicato infinite volte su quasi tutti i canali della comunicazione di massa. La dispensazione del format sulle grandi testate della stampa e nei talk show è sistematica e l’8 maggio, con la pubblicazione da parte del Corriere della sera, di due pagine intere dedicate ai “Figli dei gay, centomila in Italia “Bimbi discriminati, andiamo in tribunale”, a nostro avviso, ha raggiunto un nuovo apice.
Il format della normalizzazione gay prevede in modo categorico che non vi siano né contraddittori , né, qualora scomodi, dati e fatti verificati; è così che anche nel caso delle due pagine del Corriere, non sono stati nemmeno menzionati i libri di X. Lacroix e di J. Daily sullo stesso tema dei figli dei gay, e tra le testimonianze di figli di omosessuali risulta nemmeno menzionata quella della Stefanowicz (www.stefanowicz.com). E via così con lo stesso metodo. Parte di quanto prodotto dal Corriere è ancora consultabile a www.corriere.it/cronache/08_maggio_05/focus_figli_dei_gay_28ca68a6-1a69-11dd-b32c-00144f486ba6.shtml e il materiale è auto esplicativo (ci auspichiamo che vi sia una tesi di laurea a indagare sulla politica dell’informazione del Corriere in tema di omosessualità!). Considerando la sistematicità con cui applica il format, non resta che costatare che direzione e redazione del Corriere, ancora rispetto al tema dell’omosessualità, hanno modificato la propria Mission da giornale di informazione in testata di opinione, da fautore del pluralismo democratico a educatore del popolo, con cordiali saluti del Grande Fratello (quello di A. Huxley).
E’ questo, secondo noi , lo schema su cui si è costruita la più grande discriminazione subita negli ultimi decenni da parte di coloro che non si riconoscono nel Modello di vita gay, che rappresentano anche oggi la maggior parte delle persone con tendenza omosessuale. Nella dispensazione standard del format, la discriminazione è composta da due linee di fondo, ossia:
· Negazioni del diritto ad ottenere informazioni corrette e complete sulla propria condizione (v. l’esempio di cui sopra)
· Occultamento di stili di vita diversi dal Modello gay e/o denigrazione di chi si pone problemi differenti da quelli “della serie “l’unico problema dell’omosessuale è l’omofobia””
Resta da chiedersi quali motivi spingono un giornale prestigioso come il Corriere, in piena democrazia pluralista e in assenza di istanze censorie, a rinunciare in modo così radicale a un tipo di giornalismo “tradizionale”.
Comunque, altri produttori dell’industria culturale non vogliono essere da meno rispetto al Corriere della Sera e si comportano in modo analogo fino al punto di ritagliare, come nel caso della trasmissione “Il Bivio” di Rete Quattro, da una registrazione televisiva già prodotta (!) tutte le scene con un ex-trans che aveva testimoniato come, da uomo, si fosse trasformato in “donna trans” per, dopo vent’anni, pentirsi e ritornare uomo. Questa testimonianza è stata letteralmente radiata dal programma semplicemente perché la sua storia non era congrua con il format GLBT, secondo cui non esistono trans che tornano indietro, secondo il motto: “se la realtà non corrisponde alla mia opinione, tanto peggio per la realtà!” Parola del Grande Fratello.
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