Quando come e perché
QUANDO tuo figlio attraversa la delicata fase dell’adolescenza è facile scorgere in lui repentini cambiamenti di umore, passa dall’allegria espansiva alla chiusura più completa e silenziosa, la porta della sua camera si chiude sbattendo alle sue spalle e tu, genitore, vieni lasciato fuori dal suo mondo.
QUANDO tutto questo accade, ti sembra di non avere più il controllo della situazione, non ti è dato di sapere che cosa passa per la testa di tuo figlio perché lui tende a sfuggirti e a volte ti è ostile. Allora scattano da parte tua i controlli a distanza, la vigilanza attenta a cogliere tutti quei segnali che tu reputi importanti per misurare la sua serenità, che ti sta tanto a cuore,
QUANDO questi segnali ti mettono in allarme sei portato a pensare di tutto: hai paura che tuo figlio frequenti cattive compagnie, che fumi, che beva troppo quando esce con gli amici il sabato sera, che magari si droghi….
QUANDO poi scopri che le cose stanno su un piano totalmente diverso e che tuo figlio è omosessuale, allora ti senti spiazzato, come se ti mancasse la terra sotto ai piedi, perché questa possibilità tu proprio non l’avevi mai presa in considerazione…
E allora tu, che magari ti reputi un progressista, e che con convinzione hai sempre affermato che non hai nulla contro gli omosessuali, anzi, ti sono simpatici, e forse hai degli amici o conoscenti che pure sono omosessuali e che stimi molto, perché il valore di una persona non si misura a seconda delle preferenze sessuali, tu che in generale la pensi così, QUANDO la questione ti colpisce personalmente, in profondità, nella carne della tua carne, tuo figlio, su cui, (è inutile negarlo a te stesso) hai riposto un mondo di aspettative, allora tu ti senti crollare il mondo addosso, provi rabbia, dolore, e tante tue certezze vengono meno.
Improvvisamente ti si completa davanti agli occhi un puzzle di cui hai sempre posseduto tutti pezzi senza mai riuscire a comporlo.
Ecco che riaffiorano ricordi di fatti ed avvenimenti della vita di tuo figlio dalla prima infanzia ad oggi e tanti suoi comportamenti trovano ora una chiave di lettura diversa ed una spiegazione che non eri mai riuscito a trovare prima.
QUANDO tutto questo accade, la prima domanda che ti poni è: COME?
COME ti devi comportare, COME aiutare un figlio omosessuale che nella fragilità della sua adolescenza si trova a dover affrontare una realtà non sempre voluta, non sempre scelta, e non sempre accettata, perché questo corpo che cambia non risponde più come prima alla testa, è in disarmonia con essa, che pure cambia, e a volte, per recuperare un equilibrio asseconda il corpo.
Trovare COME aiutarlo nel modo giusto non sempre è cosa facile, perché spesso non è tuo figlio che, come si usa dire, fa “coming out”, ma tu scopri questa realtà magari attraverso una pagina di quaderno abbandonata sulla sua scrivania che tu stai riordinando, a cui lui ha affidato un suo sfogo..
COME fargli capire che tu gli sei vicino, che gli vuoi bene come prima, più di prima, che lo vuoi aiutare ad affrontare la realtà? COME manifestargli il tuo amore? COME parlargli? E COME vivere il senso di paura di ferirlo, di allontanarlo da te, di perderlo? COME vincere il senso di vergogna che a volte può provare qualche genitore rispetto ad una questione che forse si è sempre trattata con superficialità, archiviandola tra i “ problemi che riguardano gli altri”.
Forse hai di fronte un ragazzo che è contento di aver scoperto questa sua tendenza, che, nella società attuale è normalmente accettata, anzi è considerata di gran moda, o forse no, la vive con disagio, con comportamenti schivi, e manifestando una scarsa autostima.
In ogni caso, è importante approfondire la questione in modo serio, prima che decisioni avventate e premature possano venir prese, in un senso o nell’altro, infatti le esperienze segnano le vita in positivo o in negativo, e, nel secondo caso, il superamento è lungo e difficile.
Allora, COME saperne di più, COME informarti?
Oggigiorno viene comunemente proposta un’informazione che, secondo la mentalità del mondo, induce a pensare che le cause dell’omosessualità siano da ricercare in genetica, e che, di conseguenza, propone la resa e l’accettazione di una natura più forte che occorre ragionevolmente assecondare per poter vivere meglio ed in modo libero. Quello che però spesso non sappiamo, o non vogliamo riconoscere, è che l’omosessualità nell’essere umano è un problema della sviluppo, quasi sempre il risultato di rapporti familiari problematici, che niente hanno a che fare con la genetica.
A volte si ha la sensazione che proveremmo un gran sollievo ad accettare le cose come stanno, e che ci toglieremmo un grande peso nel dire: “OK, è omosessuale, ora che ne ho la certezza sono più tranquillo…chissà se mi porterà a casa il suo fidanzato…”
Chiaro è che questa condizione nessuno se la sceglie, perché viviamo ancora in una società dove, tutto sommato, l’esempio della coppia eterosessuale si propone positivamente, e se quindi un ragazzo si trova davanti al grande dilemma sull’identità sessuale, non è solo un capriccio, o una moda, è perché vive chiaramente una forte crisi di identità, alla quale va dato un serio ascolto ed un serio aiuto.
“ Ti ho messo al mondo una volta, e lo rifarò ancora, ogni volta che sarà necessario farti rinascere, e trovare la tua giusta dimensione, qualunque essa sia, senza pregiudizi, lo sai perché te l’ho gia detto che non sono delusa e che la mia stima per te non è mutata, permettimi solo di starti vicino e di aiutarti” sono le parole rivolte da una madre al proprio figlio omosessuale.
Se sei un genitore che per il proprio figlio desidera il massimo bene, e che quindi vuole aiutarlo innanzitutto a guardarsi dentro e a recuperare una sana stima di sé, prova a seguire il tuo cuore, infatti se oltre alle ragioni della testa, proviamo a seguire quelle del cuore e dell’amore, troveremo un modo un po’ diverso di donare aiuto, più difficile forse, più duro, come a volte è difficile amare, perché amore è profonda comprensione, ascolto silenzioso, è quella presenza che non si fa notare ma c’è, è disponibilità a 360°, è forza che aiuta a sopportare i pesi senza diventare essa stessa un peso, amore è quella solidarietà possibile solo se confidiamo in Dio e a lui affidiamo le nostre debolezze, amore a volte significa una parola in meno ma una preghiera in più,amore è stima e rispetto per la persona umana nella sua più profonda essenza, amore significa anche affidare tuo figlio alle cure di esperti che, come te, mettono l’amore al primo posto, anche nello strutturare una possibile terapia.
E non dimenticare, comunque, che un genitore è come l’impalcatura davanti ad un palazzo,:la si mette per costruirlo o per ristrutturarlo, ma quando il palazzo è costruito, quando le riparazioni sono eseguite, l’impalcatura deve essere smontata!
Inevitabilmente, quando ti trovi a percorrere la strada che fin qui in queste pagine è stata tratteggiata, la terza domanda che come genitore ti poni è: PERCHE’? PERCHE’ è successo tutto questo e dove ho sbagliato, dove avrei dovuto agire diversamente? Con i PERCHE’ vengono a galla i sensi di colpa, le frustrazioni, i nostri errori che non riusciamo a perdonarci.
“..da tre anni non vivo più, non esco più di casa, non ho più voglia di incontrare la gente, mi sono chiuso in me stesso ..” racconta un padre alle prese con un figlio che da tre anni si dichiara omosessuale.
“…a volte provo vergogna, ho paura di essere additata in paese ..” dichiara una madre con lo stesso problema.
A volte ci vergogniamo perfino ad ammettere queste cose che ci capitano, ma sono sentimenti umani, e come tali hanno bisogno di essere espressi, di essere compresi, di essere analizzati, prima di poterli superare.. Se ci confrontiamo con altri genitori che vivono la nostra stessa esperienza, troveremo comprensione, troveremo una parola veramente amica, e scopriremo che non siamo soli, altri prima di noi, o contemporaneamente a noi hanno vissuto e vivono storie simili alle nostre.
Un gruppo di ascolto per genitori che vogliono essere aiutati ed aiutare nel nome dell’amore, è una risposta concreta a questi interrogativi. Non rimaniamo soli, non soffochiamo nelle quattro mura delle nostre case i nostri dubbi, le nostre perplessità, i nostri dolori e le nostre paure! Dialogo, confronto, sostegno e affidamento nel Signore sono le parole d’ordine per iniziare a recuperare fiducia e per iniziare a trasmetterla anche ai nostri figli.